PROGRAMMA AMMINISTRATIVE FIRENZE 2019

PROGRAMMA AMMINISTRATIVE FIRENZE 2019

Maggio 3, 2019 Uncategorized 0

Per un paese laico, che mette al centro le persone

1.      Il ritorno della democrazia

La democrazia è un valore storicamente universale e per questo le assemblee elettive devono avere un ruolo centrale.

Oggi, invece, i consigli comunali sono svuotati di ogni funzione e tutto è demandato alle giunte e al sindaco, senza reale partecipazione e discussione delle scelte. Gli eletti nelle assemblee elettive dovranno, quindi, tenere rapporti diretti costanti con i cittadini per coinvolgerli nel governo della città e verificare l’operato di chi li rappresenta.

Chi sarà eletto Sindaco di Firenze, in base alla legge 56/2014, sarà anche sindaco della città metropolitana: noi proponiamo una modifica alla legge, per consentire a tutti i cittadini dell’area metropolitana di scegliere chi li rappresenta, aumentando gli spazi di democrazia e partecipazione.

Negli ultimi 20 anni, le aziende partecipate sono sfuggite al controllo delle macchine comunali e dei loro amministratori e sono state trasformate in società di capitali. Non ci possono essere parti del governo della città che hanno gestioni esterne all’amministrazione e quindi sfuggono al coinvolgimento e al controllo degli eletti e dei cittadini. Dovranno quindi tornare sotto il controllo stringente dell’Ente, attraverso la loro trasformazione da società di capitali in aziende speciali. In questo modo, si avrebbe un effettivo controllo democratico, poiché i bilanci delle aziende speciali, in quanto enti strumentali dell’ente territoriale, sarebbero discussi e approvati dalle assemblee elettive e di fatto, per via dell’istituto costituzionale della democrazia rappresentativa, dai cittadini.

2.      Gestione diretta dei servizi pubblici

I trasferimenti di denaro dallo Stato centrale ai comuni sono in continua diminuzione, per i tagli e le politiche di austerità che governi di destra e centro-sinistra hanno fatto proprie: è necessario ottimizzare le risorse, ma non dismettere o privatizzare.

Il servizio pubblico non è un bene da vendere ma da erogare ai cittadini e, come è stato sancito dalla maggioranza degli italiani con il referendum del 2011, occorre ripristinare, laddove è possibile, la gestione diretta da parte del Comune, che porterebbe a risparmi notevoli e ad un miglioramento della qualità

Sappiamo che oggi le continue manovre economiche dello Stato italiano mettono forti paletti alla gestione diretta dei servizi pubblici, ma occorrerà battersi affinché si rovesci questa impostazione, che comporta maggiori oneri per i comuni, più sfruttamento verso i lavoratori e le lavoratrici e minore qualità.

3.      La macchina comunale

Il buon funzionamento della macchina comunale è determinato da scelte politiche e dalla qualità delle condizioni di lavoro dei dipendenti.

In questi anni, le scelte dei governi di destra e centrosinistra, hanno prodotto tagli al personale delle amministrazioni locali, che è diminuito dell’11% (pari a 60.000 lavoratori) su tutto il territorio nazionale. Chi è rimasto a lavorare ha subito il blocco degli aumenti stipendiali per 10 anni ed al posto di assunzioni a tempo indeterminato si è abusato del lavoro precario o con Partita IVA. La maggiore difficoltà è rappresentata dai lavoratori degli appalti che hanno subito le logiche del massimo ribasso, lavorando spesso di più con uno stipendio minore.

Il lavoro è il pilastro della nostra Costituzione ed è necessario ripristinare rapporti sindacali all’insegna della correttezza e della reciprocità per dare ai dipendenti comunali un contratto collettivo decentrato che valorizzi professionalità e competenze attraverso un sistema di eque indennità

Per i lavoratori degli appalti, il Comune, mentre si provvede alle procedure per la reinternalizzazione dei servizi, deve dotarsi di un codice di responsabilità dell’impresa per riconoscere ai lavoratori diritti e scatti di anzianità, fermare la precarietà, per garantire nei cambi di appalto il mantenimento del personale, così come le retribuzioni e contribuzioni nel caso in cui non vengano corrisposte dalle aziende in appalto.

4.      Decentramento

Il ruolo, le prerogative e le risorse dei quartieri sono stati sottratte durante le amministrazioni di Renzi e di Nardella, smantellando una delle più grandi conquiste del movimento operaio del tardo novecento: il decentramento.

Decentrare significa rendere le istituzioni più vicine al cittadino, consentendogli di ottenere servizi più adeguati alle sue esigenze.

La scelta del Comune di Firenze di modificare la legge per l’elezione diretta dei presidenti di quartiere è un ulteriore segnale di svuotamento delle assemblee elettive, il nostro voto contrario è stato motivato anche dal fatto che non si restituiscono le funzioni, le competenze e le risorse necessarie per riavvicinare l’ente locale alla vita quotidiana dei cittadini. Nessun ente, se non è dotato di un bilancio autonomo, può attuare politiche per il territorio di prossimità.

Vogliamo restituire autonomia di bilancio ai quartieri, con risorse e personale per renderli luogo per la partecipazione democratica e attiva alle grandi trasformazioni urbanistiche della città. I cittadini devono essere chiamati non solo per essere informati, ma per essere parte decisionale importante nel disegno della città futura.

La Città Metropolitana è una realtà che, nonostante gli infiniti proclami e roboanti dichiarazioni in proposito, non si è mai realizzata, lasciando un vuoto incolmabile nella gestione di un territorio che è ogni giorno sempre più aperto e interconnesso (basti pensare alla realizzazione delle linee tranviarie).

Occorre quindi attuare una vera politica di gestione condivisa del territorio dell’area metropolitana, organizzandola in modo strutturato e reale, arrivando magari a fonderla creando Consigli di Quartiere metropolitani che corrispondano a vere e proprie municipalità.

5.      Le politiche dei rifiuti

Occorre perseguire l’obiettivo di rifiuti zero, attraverso l’estensione della raccolta differenziata, con il metodo del porta a porta fino all’attivazione dell’economia circolare: riciclo, recupero, riuso.

E’ necessario introdurre sistemi di tariffazione che incentivino la minor produzione di rifiuti (imprese ed attività produttive) e l’aumento della raccolta differenziata, affiancando iniziative di educazione ambientale e di tecnologie intelligenti.

Il sistema di raccolta va omogeneizzato a livello comunale, diversificandolo solo in alcune zone ad elevate specificità urbanistiche, economiche, ecc., quali, ad esempio, il centro storico di Firenze o gli agglomerati industriali in periferia. Non è possibile accettare la situazione attuale di perenne “sperimentazione” di sistemi diversi tra i quartieri della città, che genera solo caos e difficoltà.

In questi anni la raccolta differenziata è aumentata in quantità ma peggiorata in qualità per cui alcuni prodotti (compost in primis) trovano sempre meno spazi di mercato. E’ necessario individuare nuove soluzioni che, nel rigoroso rispetto dell’ambiente, possano consentire di ricavare energia dai rifiuti.

La realizzazione di nuovi inceneritori nella piana Fiorentina (come in ogni altro luogo della regione) non è più una scelta percorribile, ma va ripensato l’intero ciclo di produzione (economia circolare). Si devono progettare invece impianti moderni di digestione anaerobica e di compostaggio aerobico, abbinati tra loro, per trattare rifiuti organici, ricavando, dai primi, biogas da immettere nella rete delle utenze domestiche (riscaldamento) e biometano da usare come carburante per mezzi commerciali ed agricoli e, dai secondi, un compost di qualità da mettere a disposizione di cittadini ed aziende a prezzi molto vantaggiosi.

Questi impianti, da localizzare nelle immediate vicinanze dei luoghi di produzione dei rifiuti, oltre a recuperare energia con basse emissioni e senza avere praticamente residui, potrebbero risolvere il problema dello smaltimento dei reflui degli allevamenti e, soprattutto, dei fanghi di depurazione, con una riduzione dei costi della gestione delle acque reflue.

Vanno create le condizioni per favorire le iniziative di commercializzazione di prodotti sfusi, con riduzione degli imballaggi e senza l’uso di plastiche.

6.      Mobilità

6.1 I mezzi pubblici

La tramvia è il cardine della mobilità di area metropolitana, ma per essere pienamente efficace deve esserlo all’interno di un sistema davvero integrato ed intermodale.

  • completare il sistema tramviario verso Gavinana e Coverciano, ricostruendo il passaggio da Piazza del Duomo, centrale per tutto il sistema trasportistico fiorentino;
  • fare in modo che le linee tramviarie servano a raggiungere – in un’ottica davvero metropolitana – anche e soprattutto località strategiche per il traffico quotidiano di pendolari verso e dalla città e non solo luoghi significativi dal punto di vista turistico: è essenziale per esempio che la linea 2 venga prolungata fino a Sesto Fiorentino e non si fermi all’aeroporto;
  • costruire una rete capillare di bus di adduzione alla tramvia circolanti anche di sera;
  • riorganizzare il sistema di bussini nel centro storico e potenziare le linee nelle zone nordest e sudest della città, in attesa del completamento dell’intera rete tramviaria, proteggendo i tracciati con corsie preferenziali;
  • connettere il sistema della mobilità alla rete ferroviaria regionale che deve essere potenziata in frequenza, cadenza e servizio viaggiatori dei treni nelle stazioni e fermate strategiche di area metropolitana, anche con l’apertura di nuove fermate in ambito urbano;

6.2 La mobilità ciclabile

Occorre incoraggiare e potenziare la mobilità dolce pedonale e ciclabile attraverso:

  • una App come Florence Bike da far gestire direttamente dal comune per evidenziare percorsi ciclabili, mappa delle rastrelliere attraverso la geolocalizzazione, eventuali lavori stradali che occupano la pista;
  • un tavolo di lavoro con Google Maps per integrare le informazioni in modo automatico;
  • un sistema integrato di piste ciclabili rigorosamente non promiscue, sicuro ed efficace che faccia particolare attenzione ai punti internodali e di collegamento e che attraversi anche il centro storico con percorsi isolati dall’alto flusso turistico, formando una geometria urbana all’insegna dell’ecologia e del risparmio energetico: ottimo il progetto di “Bicipolitana” presentato dalla FIAB;
  • Bici 30;
  • Bici contromano;
  • spazio bici davanti ai semafori;
  • un aumento delle rastrelliere esistenti, integrandole con nuovi modelli per legare la bicicletta alla canna e non alla ruota, in modo da averne una diffusione capillare in tutta la città (ideale una per ogni isolato);
  • un sistema costante e regolare di “pulizia” delle rastrelliere dalla bici abbandonate (sul modello pulizia strade);

6.3 La viabilità e la sosta

E’ necessario:

  • aumentare il sistema delle rotatorie volte alla messa in sicurezza e alla fluidificazione del traffico veicolare per abbattere l’inquinamento atmosferico;
  • disincentivare l’uso del mezzo privato, riducendo il sistema della sosta a rotazione a pagamento, lasciandolo principalmente nelle zone vicine ai centri storici, per un effettivo e più veloce ricambio, ripristinando la sosta con il “vecchio” ed efficace disco orario che potrebbe essere digitalizzato e controllato dal corpo di Polizia municipale;
  • gestire in house la sosta: gli introiti serviranno a finanziare il trasporto pubblico locale, specie nelle zone periferiche;
  • utilizzare il ticket di ingresso in città per i non residenti dell’area fiorentina per potenziare il trasporto pubblico e diminuire la gratuità degli spostamenti;
  • realizzare parcheggi scambiatori in periferia gratuiti per i titolari di abbonamento di trasporto pubblico;
  • realizzare la ZTL h/24
  • e rafforzare i controlli con telecamere sugli accessi per evitare che i pochi posti auto per residenti siano occupati da non autorizzati e per incentivare l’uso dei mezzi pubblici: la ZTL attuale, infatti, lascia molte zone non controllate, come, ad esempio, piazza Isidoro del Lungo, vicino a Santa Croce o la zona di piazza Beccaria;
  • una rete di piccoli semafori per garantire l’uscita in piena sicurezza degli alunni delle scuole elementari, materne e asili, affiancata da una specifica cartellonistica, con un sistema di attivazione da gestire in coordinamento con le direzioni scolastiche.

7.      La scuola

La scuola è lo strumento fondamentale per la formazione del cittadino. Per questo deve essere pubblica, statale e laica.

La scuola è un investimento sul futuro di una comunità, non un costo, questo vale per il sistema paese, ma anche per le scuole gestite dal Comune, che deve recuperare un ruolo politico nella definizione delle strategie educative, per aiutare la crescita di esperienze didattiche e pedagogiche innovative per la formazione e la ricerca.

Gli asili nido e le scuole dell’infanzia sono un patrimonio di tutta la collettività e hanno bisogno di essere sostenuti con risorse e personale.

La privatizzazione dei nidi e delle scuole dell’infanzia non è accettabile perché crea disparità salariali e disparità nell’offerta pedagogica ed educativa.

Gli asilo nido devono essere garantiti a tutti coloro ne fanno richiesta, ed è indispensabile riaffermare e salvaguardare il carattere pubblico delle scuole dell’infanzia comunale, equiparate purtroppo alle scuole private in base alla legge sulla parità scolastica. L’esperienza fiorentina degli anni passati ha raggiunto alti livelli grazie alla esperienza professionale e pedagogica degli insegnanti ed operativi che hanno partecipato realmente ai processi di autogestione.

La chiusura delle province ha prodotto il caso nella gestione del patrimonio immobiliare scolastico. I danni strutturali alle scuole dimostrano l’assenza di un riferimento istituzionale concreto perché la città metropolitana di fatto non esiste. Il comune deve farsi carico della manutenzione di tutti i plessi scolastici di sua proprietà, per facilitare controlli, verifiche e fare prevenzione.

Le esternalizzazioni dei servizi mensa e pulizie hanno prodotto bassa qualità e spreco di cibo nonché precarietà delle condizioni di lavoro. La qualità del servizio va migliorata rafforzando i sistemi di controllo della qualità dei pasti e dei tempi e sistemi di consegna, garantendo una maggiore e completa trasparenza sulla provenienza delle materie prime continuando a tenere alta la fornitura di prodotti provenienti da coltivazioni biologiche, locali e rispettando la stagionalità. E’ necessario dare attuazione ai capitolati, applicare bene le sanzioni e utilizzare quelle risorse per migliorare il servizio. Inoltre, è fondamentale incrementare corsi di educazione alimentare per studenti, insegnanti, operatori e genitori. La gestione dei servizi di pulizia va ricondotta alle Direzioni dei singoli istituti scolastici per per garantire ad alunni ed insegnanti una scuola sempre pulita e diminuire i costi.

E’ importante far sentire cittadini tutti gli studenti, quelli nati in Italia e quelli arrivati da altri paese e, dato che la conoscenza della lingua italiana è fondamentale per favorire l’integrazione, incrementeremo le risorse per l’alfabetizzazione degli stranieri.

Il governo della città deve coinvolgere nella progettazione culturale, strutturale e sociale della città l’università e le scuole di alta formazione.

     Proponiamo di:

  • garantire il tempo pieno ad ogni scuola;
  • mantenere un’alta attenzione su case famiglia;
  • realizzare edifici accoglienti, funzionali e curati in ogni minimo particolare, indispensabili nella non facile sfida della didattica quotidiana;

L’Amministrazione comunale deve continuare a dare un contributo importante, incrementando in modo sensibile tutte quelle attività di ausilio che già esistono e creandone di nuove:

  • centri di alfabetizzazione per gli alunni di origine non italiana,
  • supporto di assistenti sociali e centri per lo studio pomeridiano rivolto a studenti in difficoltà,
  • sostegno per le case-famiglia dei tantissimi minori non accompagnati che ancora continuano ad arrivare nella nostra città, a una forma di assistenza, scolastica ed extrascolastica, per il sempre crescente numero di allievi DSA presenti nelle scuole di ogni ordine e grado.

Attraversiamo infatti una fase in cui purtroppo il governo nazionale continua ad effettuare tagli sempre più consistenti nel comparto scuola: se il blocco delle assunzioni è destinato, in un settore in cui i pensionamenti sono in aumento, ad incrementare in modo esponenziale il precariato della scuola a discapito anche e soprattutto della continuità didattica degli allievi, rilevanti sono anche le riduzioni dei fondi per l’alfabetizzazione di studenti neoarrivati nel nostro paese, per l’inclusione e per l’Intercultura (quest’anno, per esempio, non è uscito per la prima volta il bando per le scuole ad alto flusso migratorio).

     Proponiamo di:

  • rafforzare il sistema dei servizi sociali per affiancare e velocizzare le richieste di aiuto per il sostegno ai ragazzi con disagio sociale e psicologico;
  • assumere educatori che possano affiancare gli insegnanti di sostegno;
  • rafforzare il sostegno per la lingua italiana con corsi per gli alunni in tutte le scuole tutti i giorni per garantire la parità di accesso al diritto allo studio;
  • rafforzare l’utilizzo delle scuole durante tutto il giorno anche per attività pubbliche;
  • dare la possibilità ai ragazzi privi di mezzi economici di fare sport, e il comune deve farsene carico;
  • rendere sempre più fruibile ai ragazzi l’immenso patrimonio storico-artistico del Comune, in modo che possano tutti beneficiarne senza limiti di censo od ostacoli di alcun tipo;
  • invertire la tendenza della privatizzazione dei servizi legati all’istruzione (mensa, dopomensa, educatori..) e addirittura della scuola dell’infanzia stessa (con il tanto contestato appalto a cooperative private);
  • trasferire al Comune le competenze sugli edifici scolastici, prima in carico alle province;
  • sostenere le scuole nella richiesta al Ministero dell’Istruzione ed all’Ufficio Scolastico Regionale per la gestione diretta dei servizi di pulizia e per le assunzioni dei tanti lavoratori precari, molto spesso LSU, delle aziende delle pulizie;
  • estendere la gratuità dei trasporti a tutti gli studenti della scuola dell’obbligo e stabilire tariffe proporzionate al reddito per gli studenti post obbligo;
  • predisporre una rete di sportelli informativi per l’orientamento scolastico, formativo, per le borse di studio, per gli scambi culturali;
  • realizzare interventi specifici per il diritto allo studio degli studenti e studentesse con disabilità a partire dal diritto alla mobilità;
  • mettere in campo azioni per rimuovere gli ostacoli che limitano l’effettivo esercizio del diritto allo studio.

8.      I lavori pubblici e le gare di appalto

Le gare di appalto, nonché l’assegnazione di contratti di fornitura, dovranno essere effettuate con rigorosa priorità per l’interesse del Comune.

Condizione ‘sine qua non’ per ottenere incarichi e commesse dal comune è quella di lavorare bene, offrire alta qualità, rispettare la sicurezza e i diritti dei lavoratori.

  • non ci sarà spazio per l’assegnazione delle gare di appalto al minimo ribasso
  • non ci sarà spazio per quelle imprese che operano con personale al nero e sottopagato.
  • saranno preferite le aziende che non applicheranno il jobs act, che investono nella qualificazione dei dipendenti,
  • saranno escluse le aziende che non garantiscono l’osservanza delle norme di sicurezza, ambientali e sulla regolarità delle condizioni di lavoro.
  • occorrerà inserire penali per quelle ditte che una volta aggiudicatosi il lavoro non rispettano le condizioni poste
  • garantiremo il controllo massimo dell’amministrazione durante i lavori affinché non ci siano sorprese dell’“ultimo momento” come quelle avvenute per il taglio degli alberi di Porta a Prato.

9.      Manutenzione strade

Una strada non dissestata comporta una maggiore sicurezza e dunque minori incidenti stradali. Minor quantità di incidenti stradali significa anche minor spesa sanitaria. Spesso la manutenzione stradale è utilizzata come spot elettorale a pochi mesi dalle elezioni, come “contentino” da elargire a cittadini residenti arrabbiati e come modo per dimostrare interesse da parte dell’amministrazione.

Nel luglio 2018 la giunta Nardella ha firmato il contratto di appalto per il servizio di gestione e manutenzione stradale del Comune di Firenze per i prossimi tre anni, con possibilità di rinnovo, ad AVR SpA (capogruppo del RTI con Sodi Strade s.r.l., Smart Engineering s.r.l. e Hydea S.p.A.).

Il contratto, del valore di circa 37 milioni di euro, prevede la gestione in modalità “Global Service” dell’intera rete stradale di competenza comunale con l’erogazione di servizi a canone (centrale operativa e contact center, sistema informativo, sorveglianza tecnica stradale, pronto intervento, servizi invernali, gestione dei sinistri, censimento e rilievo dei beni stradali e costituzione del catasto strade, rilievo e monitoraggio dello stato manutentivo dei beni stradali, programmazione degli interventi di manutenzione, servizio di manutenzione ordinaria a guasto) servizi e lavori extra-canone (lavori di manutenzione ordinaria programmata, lavori manutenzione straordinaria, interventi di modifica puntuale della segnaletica orizzontale e verticale e esecuzione provvedimenti di mobilità), servizi di ingegneria e di architettura (progettazione degli interventi di manutenzione).

Sarà quindi necessario verificare nei prossimi anni se il modello denominato “Global Service” risulterà effettivamente efficace sia per rispondere alle piccole riparazioni sia alla programmazione di interventi manutentivi di maggiore entità su un orizzonte pluriennale.

Inoltre, andranno verificati costi e qualità degli interventi e utilizzare questo strumento non delegando in toto alla RTI, ma in sinergia con personale comunale dedicato a valutare necessità e priorità.

10. Urbanistica

Oggi il governo del territorio è riconducibile ad una progettazione disordinata che produce opere e interventi non connessi fra di loro.

Non esiste una pianificazione territoriale che sia in grado di assicurare un assetto coordinato e coerente delle varie trasformazioni perché la politica ha abdicato ormai da tempo al suo ruolo di controllo pubblico, trasparente e democratico, e la pianificazione è divenuta uno strumento economico di profitto che utilizza il territorio come merce di scambio e monetizzazione e consente di realizzare le trasformazioni sulla base degli interessi privati del momento senza una visione strategica a lungo termine.

A – Città policentrica

Vogliamo una città che superi la tradizionale distinzione centro-periferia e che valorizzi tutti i luoghi e i territori che la compongono.

  • E’ necessario tornare a progettare la città indicando la vocazione di ogni rione e gli spazi pubblici, vogliamo ridisegnarne il futuro a lungo termine. I contenitori pubblici che vengono dismessi, come nel caso della Manifattura Tabacchi, del Panificio Militare, dei Lupi di Toscana e tanti altri, cambiano destinazione esclusivamente sulla base delle indicazioni del compratore privato e quindi delle convenienze di mercato, mentre invece dovrebbero giocare un ruolo essenziale nella rigenerazione delle aree urbane associata alla partecipazione dei cittadini. In questi anni molti sono stati i percorsi di ascolto, pochissime le aspettative rispettate. Non possiamo affidare all’iniziativa privata la progettazione di interi rioni, deve essere la politica a decidere le funzioni consone e a vigilare sulla qualità delle trasformazioni.
  • Vogliamo riscrivere il Piano Strutturale e il Regolamento Urbanistico della città puntando sulla qualità degli interventi, sulla fine dell’espansione urbanistica della città stabilendo quali funzioni inserire attraverso reali processi partecipativi che vedano il bene comune come unico obiettivo da perseguire.

Una città che sappia guardare al territorio non come luogo da portare a saturazione ma come risorsa ambientale a servizio della comunità.

  • Agire quindi sulle aree di recupero le cui funzioni strategiche saranno decise dall’Amministrazione Comunale attraverso i piani Urbanistici e dopo processi partecipativi.

B – Città permeabile

Vogliamo attivare politiche urbanistiche per il recupero e la realizzazione di spazi pubblici ad uso della comunità, invertendo la tendenza alla privatizzazione degli spazi collettivi.

Ricordiamo che anche a Firenze è stato adottato, dall’ottobre del 2017, un Regolamento per la disciplina dei Patti di Collaborazione, tra Comune e cittadini, per la gestione dei Beni Comuni. Si tratta di uno strumento essenziale, per restituire alle comunità locali ed alla loro cura, i tanti beni abbandonati, dismessi o sottoutilizzati, creando, grazie alla gestione condivisa, nuove opportunità di benessere, coesione sociale, solidarietà e contrasto del degrado.

Questi sono i risultati che emergono con chiarezza nelle realtà dove i patti sono stati sperimentati. Firenze è l’unico comune, in tutta la Toscana, che non ha attuato il Regolamento, a differenza di Siena, Lucca, Livorno, ecc.. Non si è promossa la conoscenza di questo importante strumento, tra i cittadini, né si è provveduto all’indispensabile formazione del personale dipendente, premessa indispensabile per dare attuazione al Regolamento. Anzi, in contrasto con quanto previsto dal Regolamento stesso, anziché individuare uno sportello unico, per far pervenire le proposte di Patto Collaborativo, e svolgere le relative pratiche amministrative in modo uniforme e coerente, l’Amministrazione ha scelto, a fine legislatura, di frammentare la competenza fra i 5 Uffici di Relazione al Pubblico dei 5 quartieri cittadini. Far partire i Patti di Collaborazione è una sfida – un obiettivo importante, che rimette i cittadini al centro della politica e contribuisce a far emergere la loro creatività, nell’interesse di tutta la comunità.  

Progetteremo piazze aperte e non recintate (come piazza dei Ciompi).

I cittadini devono riappropriarsi della città, devono re-imparare a viverla e a conoscere la potenzialità di certi luoghi come spazi comuni, che siano piazze o ambienti al chiuso dedicati all’aggregazione di tutte le generazioni. Spazi per le comunità che siano ad uso gratuito e aperte a tutti, per tessere un futuro di convivenza e partecipazione alla vita cittadina. Lavoreremo per una città permeabile agli spazi collettivi ed anche per il recupero di spazi pubblici minori all’interno dei singoli quartieri. In quest’ambito, si può pensare ad iniziative di sostegno allo sviluppo dei Gruppi di acquisto solidale (GAS), mettendo a disposizione strutture comunali ed un supporto amministrativo per facilitare gli scambi a km zero e valorizzare le produzioni locali. Questi spazi, oltre favorire il commercio biologico e solidale, potrebbero essere occasione di scambi culturali per l’integrazione e l’aggregazione.

C – Città a consumo di suolo zero

In questi anni sono stati sbandierati i “volumi zero”, ma, nei fatti, il consumo del suolo del territorio comunale è aumentato e nelle nuove previsioni se ne consumerà ancora di più. Basta pensare alle grandi aree in trasformazione: nuovo stadio a Novoli con annesso outlet da oltre 70.000mq, il nuovo aeroporto con la nuova pista e tutte le pertinenze nonché le aree a parcheggio, il piano di recupero della ex Manifattura Tabacchi, l’area della ex caserma dei Lupi di Toscana, per citare solo le più importanti; ma anche all’interno di interventi più contenuti non abbiamo riduzione di SUL (superficie utile lorda).

Il meccanismo di “trasferimento” di SUL in altre aree di “atterraggio” considerate più consone non ha funzionato e soprattutto non ha prodotto la riduzione di consumo di suolo promessa.

Dobbiamo dire con chiarezza che il territorio di Firenze ha “già dato”; a questo punto gli scampoli di aree non edificate, non cementificate devono essere considerate bene prezioso da salvaguardare e da destinare a verde, giardini e parchi alberati. Adesso la città ha bisogno di concentrarsi sul recupero di contenitori dismessi attraverso processi di rigenerazione urbana.

La rigenerazione non è per noi una semplice ristrutturazione lasciata all’iniziativa privata e troppe volte in questi anni abbiamo assistito a progetti di scarso livello progettuale e che hanno insistito solo su pochissime funzioni: per lo più residenza turistica e/o centri commerciali. Crediamo che queste rigenerazioni debbano essere occasioni per indicare funzioni per il rilancio del territorio e che debba essere sempre garantito un livello progettuale elevato attraverso concorsi ogni qualvolta sia possibile.

D – Città e trasformazioni urbane

É necessario considerare la città come una entità in costante evoluzione e quindi è indispensabile pianificare la gestione ed i cambiamenti attraverso i processi di trasformazione urbana.

Nell’area nord-ovest di Firenze si prefigura una intensa trasformazione urbana che inizia dalla periferia di Novoli, interessa la piana di Castello e si espande nel territorio metropolitano verso Sesto Fiorentino.

Ci riferiamo al complesso dei progetti che nel corso degli anni si sono sovrapposti e contraddetti nel dibattito politico e che ora sembrano assumere nuove certezze per l’amministrazione pubblica, come il completamento del piano di recupero dell’ex-Fiat di Novoli e della ex Manifattura Tabacchi, il nuovo stadio alla Mercafir (ancora in fase di definizione), la nuova pista dell’aeroporto di Peretola; a questi si aggiungono le trasformazioni previste dal regolamento urbanistico, la presenza della Scuola Marescialli Carabinieri e la recente variante al piano urbanistico di Castello che prevede tra l’altro il trasferimento della Mercafir.

Ma è evidente che un insieme di funzioni così concentrate non fa i conti con la realtà del territorio e che le trasformazioni previste non possono trovare tutte collocazione in questa parte di periferia della città e area metropolitana, nonostante le sbandierate rassicurazioni del Sindaco Nardella.

Basti pensare che il progetto del nuovo stadio comporta l’espulsione del polo mercatale – attività produttiva di eccellenza – in quanto si accompagna alla realizzazione di un centro commerciale e struttura alberghiera di oltre 70.000mq. Tali interventi risultano peraltro incompatibili con la realizzazione della nuova pista aeroportuale, così come l’atteso parco della piana e lo sviluppo del Polo scientifico di Sesto F.no sono incompatibili con la nuova pista dell’aeroporto.

Queste contraddizioni evidenziano un sistema abbastanza improvvisato di pensare allo sviluppo della città, insieme ad un forte deficit nella pianificazione territoriale.

Questa programmazione così disordinata è anche la dimostrazione che le scelte urbanistiche rispondono più alla logica del profitto ed agli interessi dei privati che non a quelli pubblici.

Noi pensiamo invece che sia possibile mettere in campo un’idea più equilibrata e sostenibile dello sviluppo, che possa garantire l’equilibrio urbanistico della periferia e del territorio non ancora urbanizzato.

Occorre per questo ridare centralità al ruolo guida dell’amministrazione pubblica, pensando allo sviluppo della città in termini di qualità di vita dei cittadini, di sostenibilità ambientale e sociale, di rispetto del territorio e della identità storica dei luoghi.

In questo senso il criterio ordinatore della piana fiorentina non può che essere il parco urbano di Castello di 80 ettari, parte iniziale del più grande parco agricolo della piana fra Firenze e Prato previsto dalla Regione Toscana, che era stato pensato, ancora prima delle grandi trasformazioni che si prospettano oggi, come elemento di riqualificazione e riequilibrio di tutta la periferia nord-ovest di Firenze.

Il parco agricolo della piana insieme al parco di Castello devono costituire oggi il punto di riferimento e di salvaguardia per qualsiasi trasformazione urbana, insediamento di nuove funzioni, infrastrutture e servizi nelle aree limitrofe.

Questo significa che tutti i progetti previsti in questo territorio (stadio, aeroporto, ecc.) devono risultare compatibili e funzionali alla presenza del parco, e non viceversa!

Si tratta di un’occasione irrinunciabile per mettere finalmente in campo pratiche di trasparenza e di buon governo del territorio.

Anche nell’area sud-ovest di Firenze c’è ugualmente necessità di una pianificazione territoriale che vada oltre al confine comunale e che deve essere sviluppata e condivisa, nell’ottica di un governo di area metropolitana, con il comune di Scandicci. A partire dalla rigenerazione della ex caserma dei Lupi di Toscana con i nuovi insediamenti residenziali che confligge con la previsione di un centro commerciale Leroy Merlin nell’attigua area di Scandicci, anche per le ricadute negative sull’assetto viario della zona fino alle problematiche di una viabilità confusa e congestionata che nemmeno i nuovi progetti potranno risolvere, per non parlare degli insediamenti residenziali a Pontignale che sono da sempre stati dimenticati.

Appare quindi indispensabile che, come in questo caso esemplificativo, l’amministrazione fiorentina si adoperi per individuare gli strumenti normativi più efficaci per poter effettuare una reale progettazione condivisa con il comune confinante, che tenga conto delle esigenze di tutti i cittadini, e che non ci si limiti alla costituzione di “tavoli” che non hanno alcuna valenza sul piano amministrativo.

Per quanto riguarda il centro storico, riteniamo che questo debba tornare ad essere parte della città e non un luogo estraneo alla maggioranza dei cittadini fiorentini. I tentativi di vendita di alloggi pubblici, come quello di via dei Pepi o la scandaloso cambio di destinazione d’uso dell’ex Ludoteca Nidiaci ci danno la misura di una città in cui i fenomeni di “gentrificazione” e allontanamento della residenza in centro hanno trovato una facile spalla nell’Amministrazione attuale. Noi ci impegniamo ad invertire la tendenza.

In questo caso la pianificazione territoriale è strettamente interconnessa con le politiche del commercio, del turismo, del decoro e della mobilità. Tuttavia, oltre ai punti specifici trattati a parte (vedi i capitoli sul Turismo, sulla Mobilità e sulla Sicurezza), rimarchiamo qui che sarà un obiettivo prioritario mantenere e ampliare la residenza stabile in centro storico. Una residenza che si componga di tutti i ceti sociali. Contenitori in corso di trasformazione, come la caserma Mameli, dovranno contenere alloggi per la residenza sociale, luoghi di aggregazione e socializzazione gratuiti, aperti alla popolazione sul modello delle Murate.

E – Nuova infrastruttura aeroportuale

In area metropolitana occorre riaffermare con forza il concetto di governo del territorio come bene comune. Per questo il parco urbano di Castello e il parco agricolo della piana sono priorità non negoziabili e costituiscono l’elemento ordinatore di qualsiasi trasformazione urbana, insediamento di nuove funzioni, infrastrutture e servizi nelle aree limitrofe. Per questo siamo convintamente contrari alla realizzazione del nuovo aeroporto:

Con la nuova pista di 2400 metri ci saranno più aerei, più voli (diurni e notturni), aerei più grandi, un maggior numero di passeggeri. Una infrastruttura incompatibile con l’ecosistema e con l’assetto idrogeologico della piana, con la salute delle popolazioni residenti, con le attività del Polo scientifico di Sesto F.no.

Esiste invece un’alternativa alla nuova infrastruttura aeroportuale, che consiste nel potenziamento e nella velocizzazione dei collegamenti ferroviari con l’aeroporto intercontinentale di Pisa, garantendo collegamenti diretti in sostituzione degli attuali transfer bus Firenze-Pisa ed in alternativa al people mover Pisa-Pisa Aeroporto che attualmente comporta una rottura di carico.

Nella fase di potenziamento dell’aeroporto di Pisa è necessario procedere alla messa in sicurezza della pista attuale con un drastico contingentamento dei voli su Firenze.

Parallelamente valutare le soluzioni più idonee a lungo termine per l’aeroporto di Firenze: alternativa fra dismissione o progressiva trasformazione in un vero city airport con conseguente miglioramento delle condizioni ambientali e sanitarie.

F – Città e il cambiamento climatico

Che sia in atto il cambiamento climatico è ormai una verità riconosciuta da tutta la comunità scientifica, come è vero che anche Firenze recentemente sia stata investita da eventi meteo particolarmente intensi che hanno causato molti danni e feriti.

  • É necessario quindi correre urgentemente ai ripari, conoscere il territorio e mettere in pratica una serie di interventi mitigatori finalizzati alla riduzione dei rischi ed alla tutela del territorio.
  • Sarà indispensabile l’elaborazione del “piano clima della città” e la promozione dell’utilizzo di materiali capaci di ridurre l’effetto “isola di calore” nei quartieri di nuova costruzione ma anche negli interventi di ristrutturazione.
  • Promuovere la realizzazione e/o adeguamento di edifici nZEB (nearly Zero Energy Building) utilizzando dispositivi ad alta efficienza e alimentati da fonti energetiche rinnovabili. Il nZEB (nearly Zero Energy Building), infatti, è normalmente connesso a una o più infrastrutture energetiche territoriali (rete elettrica, rete di teleriscaldamento, ecc.) e, nell’arco temporale di un anno solare, presenta una somma algebrica dei flussi energetici in ingresso e in uscita di valore pari a zero.
  • Favorire il recupero edilizio e la bioedilizia nell’ambito dei progetti di rigenerazione urbana.
  • Promuovere il riutilizzo/il risparmio dell’acqua in tutti gli interventi edilizi e urbani.
  • Salvaguardia della permeabilità dei suoli nelle aree urbane con la sostituzione, ove possibile, di manti drenanti e la realizzazione di parchi e giardini inerbiti, indispensabili anche per la riduzione del rischio idraulico.
  • Anche la gestione dei corsi d’acqua del reticolo minore, attuata dal Consorzio di Bonifica, andrebbe maggiormente orientata ad interventi di riqualificazione naturale.

G – Città resiliente – Città intelligente

Investire per creare un modello sostenibile dell’abitare

Con il termine “resilienza” si indica in metallurgia la capacità di un metallo a resistere alle forze che vi vengono applicate. In senso più esteso, che immaginiamo per la nostra città, è la capacità di un sistema di adattarsi, di ricostituire il proprio equilibrio in maniera autonoma e solidale, a seguito di eventi esterni, siano calamitosi, traumatici, o stress esogeni di tipo economico-sociale.

Questo stesso concetto applicato allo spazio urbano individua una serie di strategie che permettono di ridurre la vulnerabilità del territorio per resistere nel lungo periodo alle sollecitazioni dell’ambiente e della storia. Ma la resilienza urbana riguarda anche le emergenze sociali legate alla disoccupazione, alla crisi economica, alla presenza di flussi migratori e al sostanziale invecchiamento della popolazione.

Quindi la vera città intelligente non punterà prioritariamente agli obiettivi “smart” delle TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), sarà sì quella città che non si allaga quando piove, ma soprattutto sarà la città che, quando verrà un nubifragio che allagherà le strade, saprà trovare rapidamente soluzioni alternative, con la partecipazione attiva e solidale della popolazione, comunità coinvolta come soggetto attivo, corresponsabile delle scelte e capace di trovare soluzioni.

È una città che consuma poco suolo, che raggiunge la massima efficienza energetica negli edifici nuovi (e che cerca di migliorare quelli vecchi), che sviluppa e mantiene il verde urbano e che sostiene le fasce di popolazione più debole attivando azioni di integrazione tra soggetti, di inclusività e di adattamento.

Fornire al territorio le risorse per sviluppare la capacità di reagire, di risollevarsi e di ricostruirsi anche in casi estremi vuol dire creare un ambiente resiliente.

H – Città per tutti

Partiamo da un concetto semplicissimo, ma non purtroppo scontato: quando pensiamo o progettiamo una città o parte di essa dobbiamo ricordarci che la città è un luogo destinato a persone che possono essere, temporaneamente o no, più o meno abili o disabili.

La città deve essere accessibile a TUTTI i suoi abitanti e deve essere fruibile e vivibile in ogni suo luogo.

Un principio sancito dall’art.3 della Costituzione Italiana, la L. 13/1989 e la L. 104/1992, nonché il DPR 503/1996 e l’art.9 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (Assemblea Generale Onu 2006), impongono una progettazione che tenga conto delle diverse difficoltà di ognuno di noi.

Chi nasce abile, durante la propria vita, per trauma, malattia o per il naturale invecchiamento, può diventare più o meno abile. Dai dati del 2015 risulta che a Firenze gli ultra 65enni rappresentano il 25% della popolazione, quindi un numero elevato di persone, che solo per l’età, può avere una qualche difficoltà o disabilità.

Siamo disabili per difficoltà motoria, visiva, cognitiva, sensoriale che con l’avanzare dell’età naturalmente peggiora. Ma la difficoltà non è sempre e solamente legata alla disabilità, una persona con il passeggino dei bambini è già in difficoltà, perché lungo le nostre strade, nei parchi, sui servizi di trasporto, troverà spesso impedimenti.

Purtroppo continuiamo a vedere ancora oggi intere aree della città non completamente accessibili e spesso i progetti per l’abbattimento delle barriere architettoniche non risultano funzionali a tutte le disabilità. Esempio emblematico è la passerella dell’Isolotto: nel 2017 è stata oggetto di un importante intervento di ristrutturazione strutturale con la sostituzione della campata centrale e niente è stato fatto per risolvere i problemi di accessibilità.

Quindi appare necessario investire in un piano organico per l’abbattimento di tutte le barriere che interessi sia le zone del centro storico sia le periferie, tenendo bene a mente che il principio di restituire una città veramente per tutti si configura, non solo come la sfida concretamente più democratica, ma anche come un approccio veramente moderno e innovativo.

Inoltre dobbiamo progettare interventi che, oltre che funzionali, siano anche belli esteticamente e che si armonizzino al contesto esistente.

11. Assessorato al lavoro

A livello europeo e nazionale occorre, per far ripartire l’economia, effettuare maggiori investimenti pubblici e non tagli, come suggeriscono peraltro i migliori economisti, uno per tutti l’americano Krugman premio nobel per l’economia (2008).

Nel frattempo però i cittadini che perdono il lavoro non li possiamo abbandonare.

Un comune che si rispetti non può abbandonare chi perde il lavoro, ma si deve istituire un assessorato unico che si occupi di formazione lavoro, di gestione delle crisi e mercato del lavoro.

12. Sostegno alla piccola impresa e all’imprenditoria giovanile

Mediante l’utilizzo del sistema di finanziamento del micro-credito sono possibili politiche di avvio della piccola impresa, specie quella individuale, con importanti ricadute in termini di accompagnamento all’imprenditorialità.

Proponiamo, quindi, di attivare uno “sportello” municipale con il compito di favorire l’incontro tra piccola imprenditoria con il mondo bancario e gli investitori istituzionali, anche per orientare l’imprenditoria giovanile e femminile e fornire loro un’adeguata consulenza su leggi e possibili strutturazioni societarie.

13. Politiche per le famiglie

Stanno emergendo nuove forme di disagio, dovute a situazioni di separazione di coppie conviventi, che spesso lasciano persone (temporaneamente) senza una casa e con ridotte capacità economiche, generando drammatiche condizioni di ansia e crisi depressive:

 le forme di sostegno a queste nuove fattispecie sociali debbono essere una priorità ai fini del welfare comunale.

Non solo, la frammentazione familiare, dovuta spesso a modelli di vita frenetici imposti da questa società, conduce a inconciliabilità di tempi e di orari, con le esigenze genitoriali ed è essenziale creare network di sostegno reciproco tra famiglie (modello banca del tempo), incentivare il cohousing sociale e la condivisione del cosiddetto care giver a pagamento, ovvero il babysitteraggio.

14. Diritti lgbtiqa+ -famiglie

La Legge Cirinnà, che introduce nel nostro Paese una prima e tiepida tutela delle coppie omosessuali, costituisce solo una prima tappa nel lungo cammino dei diritti, una conquista che oggi viene messa in discussione dalla maggioranza gialloverde, che vorrebbe imporci una società ottusa, escludente e fondata su modelli arcaici.

La Giunta Nardella è l’unica di centrosinistra che ha negato la concessione del Patrocinio e la presenza del Gonfalone al Toscana Pride, anche nel 2016, quando è stato organizzato nella nostra città pochi giorni dopo la strage di Orlando in Florida, nella quale sono state uccise 49 persone in un club gay.

  • il Comune di Firenze deve rivendicare un suo ruolo di protagonismo in Ready (Rete nazionale delle Amministrazioni Pubbliche Anti Discriminazioni per Orientamento Sessuale e Identità di Genere) valorizzando l’apporto che possono dare le Associazioni e di Gruppi LGBTIQA+.
  • si deve ricostituire la Consulta contro l’omotransfobia ed il sessismo presso il Consiglio comunale di Firenze,
  • si deve definire una task-force tra i diversi Assessorati e le Associazioni e istituire un ufficio per i diritti delle persone LGBTIQA+, sul modello di quello del Comune di Torino, che favorisca l’incontro tra domanda e offerta, dia continuità alle politiche, integri i servizi pubblici con le attività di Associazioni e Gruppi in un quadro coordinato di servizi alla persona.
  • è necessario assicurare la piena equiparazione di tutte le famiglie attraverso il riconoscimento della responsabilità genitoriale alla nascita. Il “preminente interesse del minore” si esercita attraverso il riconoscimento anagrafico di entrambi i genitori anche nel caso di famiglie omogenitoriali.
  • Il Comune dovrà potenziare i percorsi educativi che si occupano di valorizzazione e promozione delle differenze all’interno dei sistemi scolastici formando e supportando le figure coinvolte nei processi di educazione (dirigenti, docenti, genitori ecc.).

15. Le politiche sociali: casa e anziani.

Le politiche di austerità imposte dall’UE e fatte proprie dai vari governi italiani, in questi anni, hanno prodotto il taglio delle risorse che hanno colpito le politiche sociali degli enti locali.

Il rapporto tra cittadini e istituzioni si è rotto al punto da portate i cittadini a ripiegare una dimensione individuale del welfare, facendo ricorso a soluzioni e risorse individuale e familiari. Oggi, è necessario ricostruire le politiche pubbliche di welfare per migliorare la qualità della vita e rafforzare i servizi pubblici.

Sono necessarie politiche immediate e concrete, poter dare più risposte convincenti ad un diritto basilare di tutti i cittadini: il diritto alla casa. E questo vale per tutti i cittadini, non solo indigenti, ma anche chi, pur avendo un posto di lavoro, si trova in difficoltà. Basta con le politiche di emergenza. Non si può intervenire solo quando ci sono gli sgomberi.

Si tratta di programmare, fare scelte a lungo termine per sperimentare nuove forme di welfare dal basso, coinvolgendo progettisti, utenti, operatori per garantire tutti dai senza dimora, coloro che vivono in rifugi di fortuna, chi vive vicino le stazioni, chi pur avendo un lavoro ha difficoltà a pagare un affitto. E’ necessario lavorare per un nuovo diritto alla casa.

Bisogna potenziare l’edilizia sociale pubblica attraverso il recupero e la riqualificazione di spazi pubblici abbandonati anche in pieno centro città, a partire dalle caserme, così da dare vita nuovi esempi di edilizia popolare che sappia diventare anche luogo vivo di aggregazione come avvenuto alle Murate.

Occorre pensare a misure di housing sociale diffuso con appartamenti di piccoli gruppi di famiglie e/o singoli evitando dormitori e ricostituendo anche relazioni sociali.Si tratta di sperimentare politiche abitative che tutelino il bisogno di intimità ma aiutino a far crescere la dimensione sociale attraverso spazi e servizi comuni.

E’ necessario intervenire anche sul mercato degli affitti per far emergere una nuova domanda di abitare che coinvolge in prima persona studenti, giovani coppie, single, gli stranieri, tutti coloro che potrebbero essere interessati a un abitare transitorio. Per facilitare e potenziare il mercato degli affitti, proponiamo che il Comune svolga un ruolo di mediatore tra soggetti deboli e i proprietari anche attraverso la dotazione di fondi economici per garantire i proprietari da eventuali morosità incolpevoli. Questo eviterebbe che l’eccessivo trasformazione degli immobili in affitto per mero uso turistico.

Occorrerà analizzare attentamente il fenomeno dell’Airbnb, in quanto foriero/ catalizzatore del turismo esasperato, limitando il numero di alloggi da poter affittare ad uso turistico secondo il “modello Berlino”, in modo da arginare le grandi rendite che alterano il mercato immobiliare della città e tutelarne invece la caratteristica originaria “diffusa” e di supporto economico alla popolazione (opportunità ad esempio per persone sole e anziane, a basso reddito per poter allargare la loro capacità di spesa).

Le politiche per gli anziani dovranno andare verso il loro inserimento nel contesto sociale di riferimento, in relazione alla perdita del ruolo familiare, del ruolo sociale e al bisogno di relazione di questa categoria di soggetti.

 Tenuto conto che nella nostra città la popolazione anziana a basso reddito è in netto aumento, come del resto in tutta Italia, appare necessario investire in soluzioni abitative tipo il “Centro Sociale” di Lastra a Signa. In questo caso gli anziani autosufficienti vivono in un appartamento in totale autonomia ma all’interno di un condominio con spazi comuni in condivisione. Questa esperienza è estremamente positiva perché permette di allontanare la fase della non autosufficienza.

  • Incoraggiare soluzioni innovative come l’Edilizia Residenziale Sociale
  • Investire nel vasto patrimonio abitativo del nostro territorio
  • Rinnovare l’impegno nel sostegno alle famiglie attraverso lo strumento del “contributo affitti”

Il capitolo della non autosufficienza dovrà vedere impegnato il comune, soprattutto nell’assistenza domiciliare, perché le condizioni psicofisiche dell’anziano risultano meglio salvaguardate se lo stesso rimane in ambito domestico. Un ripensamento a tutto tondo, andrebbe fatto circa le società della salute, create con legge regionale per mettere in rete l’assistenza sanitaria e quella socio assistenziale.

16. Sanità

Sappiamo bene che ai comuni non è affidata l’organizzazione dei servizi sanitari. Tuttavia un sindaco non è un buon sindaco se non si occupa prioritariamente delle questioni della salute e della protezione sociale dei suoi concittadini. Di conseguenza è fondamentale l’azione del comune in termini di controllo, proposta, e ‘rivendicazione’ nei confronti del livello regionale e delle aziende sanitarie. A 40 anni dalla legge 833, uno dei suoi capisaldi, il legame col territorio, deve essere con forza riaffermato. Lo sviluppo manageriale ha annichilito la questione del governo democratico della sanità e del sociale.

L’ospedale non è l’unica sede in cui si tutela la salute, anzi deve essere lo strumento finale a cui ricorrere dopo aver utilizzato gli altri strumenti rappresentati da interventi educativi rivolti alle diverse fasce di popolazione (oggi spesso abbandonati), agli interventi di screening ove disponibili, ad un forte sostegno della medicina di base.

Un concetto fondamentale da non dimenticare mai: la stretta relazione tra condizioni socio economiche, ambiente, alimentazione e salute. Non può essere il mercato (il profitto) l’unico principio ordinatore del mondo, ma che occorre ci sia una sfera pubblica che agisce in nome di un interesse generale di giustizia e coesione sociale.

16.1. Il sistema di protezione sociale nel nostro paese: un quadro preoccupante

Il momento storico, dopo gli anni della ‘crisi senza fine’, è caratterizzato dall’aumento della precarietà, della povertà e dei livelli di diseguaglianza.

Il sistema pubblico presenta diversi profili e tendenze alla privatizzazione, è in atto il suo definanziamento, una eccessiva compartimentalizzazione delle singole professioni sanitarie, un incremento delle differenze locali, incremento delle difficoltà d’accesso alle prestazioni (liste d’attesa), norme riguardanti il blocco assunzioni, scarsa tutela delle condizioni di lavoro degli operatori del welfare (da 10 anni non c’è il rinnovo contrattuale in sanità!), tendenza al gigantismo aziendale per perseguire una fallace economia di scala. I bisogni si fanno sempre più complessi (in primis l’epidemia malattie croniche). I servizi sociali sono quelli che hanno subito i tagli più pesanti negli ultimi anni (ad es. la quantità di ore di assistenza domiciliare è tra le più basse tra i paesi Eu, il sostegno alla non autosufficienza è assolutamente carente).

La carenza di personale è la causa prima della difficoltà ad usare al meglio le dotazioni sanitarie di diagnosi e cura che ci sono, della difficoltà ad assicurare l’indispensabile continuità dell’assistenza ospedale-territorio, delle liste di attesa e degli orari e delle condizioni di lavoro stressanti dei lavoratori del settore socio sanitario.

Una mancanza particolare sicuramente grave è che frequentemente le aziende sanitarie non forniscono dati epidemiologici descrittivi dello stato di salute della popolazione e quindi del bisogno di assistenza adeguati.

16.2. Valori e strategie politiche fondamentali

Deve essere riaffermato il diritto della salute contro ogni forma di privatizzazione, palese o strisciante, ed il diritto alla dignità del lavoro in sanità pubblica e privata per la massima qualificazione del lavoro di assistenza, didattica e ricerca.

I cittadini hanno diritto ad una sanità universalistica e pubblica. Sulla salute non è giusto fare profitti, quindi siamo contrari alla strisciante privatizzazione alla quale abbiamo assistito in questi ultimi anni (vedi, ad es., l’appalto ai privati di servizi sanitari all’interno delle strutture pubbliche, l’acquisto di prestazioni dai privati per ridurre le liste di attesa, potenziamento delle assicurazioni sanitarie private, mutue di categoria o addirittura aziendali che danneggiano la sanità pubblica …) che sta rischiando di riportarci alla situazione precedente alla Riforma Sanitaria. In sintesi, dobbiamo porre nel nostro paese l’obiettivo di una ‘ri-pubblicizazione del servizio sanitario’.

Ferma restando l’importante funzione integrativa – ma non totalmente sostitutiva delle funzioni pubbliche – del volontariato (e più in generale della “cultura del dono”, così negletta negli sviluppi dell’attuale società liberista), non possono essere messi progressivamente sullo stesso piano (se non superiore) l’erogazione dei servizi da parte dei privati rispetto al pubblico; si indurrebbe così la dismissione della gestione diretta e dell’erogazione di molti livelli di assistenza senza nemmeno valutare preventivamente i costi e i benefici. Questi orientamenti sono stati spesso anche il cavallo di troia con cui si sono creati anche precarizzazione dei rapporti di lavoro e perdita di competenze della dirigenza pubblica.

Dobbiamo far vivere l’aiuto come un diritto, e non lasciarlo collocare nella sfera del favore o della carità.

16.3. Punti programmatici comuni

Le Case della Salute (CdS) – valida l’indicazione di massima di almeno una ogni 15, 20 mila abitanti – sono la scelta organizzativa adeguata all’esigenza di integrazione dei servizi sociali e sanitari e all’aumento della cronicità anche a seguito del crescente invecchiamento della popolazione. L’innovazione fondamentale che dobbiamo fare in sanità non è solo tecnologica e di iper specializzazione, ma soprattutto organizzativa e metodologica.

CdS come asse strategico su cui riorganizzare i servizi sociali e sanitari e investire risorse finanziarie ed umane; non si possono           fare pure operazioni di facciata, come è in tante situazioni è avvenuto sino ad ora, bisogna ripensare il modello organizzativo e le gerarchie nel sistema organizzativo, sia dei servizi sanitari, sia dei servizi sociali, calibrandoli sulle esigenze reali della popolazione.

Il bisogno di salute dev’essere riconosciuto prima dell’insorgere della malattia o dell’aggravamento (sanità d’iniziativa). I comuni devono richiedere e promuovere verso le aziende sanitarie un superamento dell’assistenza territoriale basata unicamente sulla erogazione di prestazioni, occasionale e frammentata. Ci vuole una presa in carico complessiva della persona, non più soltanto risposte assistenziali all’emergere acuto del bisogno.

Attribuire al Direttore di Distretto più poteri; è necessario un modello organizzativo a rete, non a piramide, che si muova in una logica di processo in cui chi governa il processo deve essere nelle Case della Salute, cioè bisogna rafforzare l’interfaccia tra bisogni ed organizzazione delle risposte ai bisogni; prevalere la necessità di affiancare ad Aziende grandi e sempre più legate alla sanità       ospedaliera, zone distretto e Società della Salute forti con budget dedicati e competenze socio-sanitarie.

Per realizzare il cambiamento è fondamentale un nuovo atteggiamento di coinvolgimento degli operatori socio sanitari del territorio: obiettivo fondamentale deve essere quello della motivazione, non la loro gestione burocratica. Questo presuppone un lavoro di relazione molto profondo e ravvicinato sul quale l’organizzazione sanitaria deve investire con tenacia e con pazienza, oltre che con determinazione.

Interessanti alcune proposte come far svolgere i tirocini formativi della Facoltà di Medicina anche sul territorio; abbiamo bisogno che l’Università formi nuovi medici e nuovo personale sanitario sempre più capace di interagire e rispondere ai bisogni di salute della popolazione sul territorio non solo in chiave tecnologica e di iper specializzazione, ma affinando la capacità di diagnosi anche attraverso l’ascolto, l’accoglienza e la solidarietà che consenta una presa in carico delle persone nel suo insieme e non solo per organi.

Se si vogliono ridurre gli accessi impropri al Pronto Soccorso, i ricoveri impropri negli ospedali, se si vuole evitare che le persone anziane e gli adulti con problemi di non autosufficienza, vengano dimesse dagli ospedali senza un adeguato supporto a livello domiciliare dobbiamo investire prioritariamente sulle Case della Salute; questa scelta ha anche una ricaduta economica positiva sui costi della sanità.

Anche le insufficienti strutture consultoriali materno infantili dovrebbero essere parte integrante delle CdS ed offrire, particolarmente alle donne, quella assistenza ostetrico ginecologica che costituisce parte non piccola della spesa privata.

Il sostegno alla disabilità deve essere avulso da ogni logica ghettizzante e prevedere la più intensa possibile valorizzazione dell’autonomia e dei progetti di vita delle persone.

È necessario che la tutela e produzione di salute sia in capo a ogni altra politica amministrativa locale, dall’urbanistica ai trasporti, dall’istruzione all’edilizia pubblica e privata, poiché è ormai nozione diffusa che i principali danni per la salute derivino dall’ambiente. Ogni comune, singolo o associato, deve avere un Piano per la Salute e, funzionale a questo, disporre di un Profilo di Salute del territorio. Uno strumento, questo, che deve essere non generico e vedere il coinvolgimento degli operatori socio sanitari nella sua costruzione.

Deve essere stressata e promossa la funzione informativa dei responsabili delle strutture sanitarie e quella di controllo da parte dei cittadini (chiedendo uno sforzo anche di traduzione della neolingua manageriale…). La riunione periodica del Consiglio Comunale (o Consigli associati) con la dirigenza delle strutture sanitaria deve diventare una pratica corrente. L’informazione è a base di ogni pratica di partecipazione, che, anche rispetto ai servizi socio sanitari, è generalmente depressa o presente solo formalmente in gran parte del nostro paese. Sono diverse le leggi regionali che regolamentano questo aspetto (Comitati di partecipazione, Consulta, …) ed il Comune, sfruttando adeguatamente le norme presenti o promuovendo nuove forme di consultazione, deve assumere la promozione della partecipazione come impegno prioritario.

Rivendicare presso Regione e aziende sanitarie il potenziamento del personale sanitario e sociale (senza dimenticarsi della prevenzione collettiva e per la salute mentale!) e l’eliminazione di precariato e sfruttamento del lavoro professionale in questo campo. La missione delle direzioni generali va riequilibrata. Bisogna richiedere che si occupino particolarmente dei carichi di lavoro, del clima organizzativo, del benessere degli operatori e della loro soddisfazione che è direttamente proporzionale al benessere degli utenti.

L’incremento di personale, unitamente a seri controlli ex post sulla appropriatezza clinica delle attività di prescrizione degli accertamenti specialistici, è anche funzionale ad aumentare per quanto serve l’offerta pubblica di prestazioni specialistiche, articolate per Percorsi Diagnostico Terapeutici e in continuità ospedaliero-territoriale.

Tra i problemi che un sindaco si vedrà riferire c’è senz’altro quello delle difficoltà di accesso alle prestazioni. Sicché, dovrà considerare anche la rivendicazione della trasparenza delle liste d’attesa. Un obiettivo dovrà essere che i tempi di attesa per le principali prestazioni, con le modalità di sostegno alle persone che incorrono nel superamento dei tempi standard previsti dalle norme – devono essere fatti conoscere adeguatamente e con la massima trasparenza.

16.4. Conclusione

Il Servizio Sanitario locale riesce ad esprimere tutta la sua forza e garantire una reale vicinanza alle esigenze della popolazione e se viene svincolato da un potere decisionale tutto incentrato sul controllo economico e lontano dalle conoscenze del territorio.

E’ necessario impedire che il servizio sanitario nazionale, gestito in ambito regionale, non sia demandato e messo in competizione con il privato sociale, come di fatto è adesso. Anche questa è una privatizzazione che colpisce la qualità del servizio stesso.

È quindi compito anche dei Sindaci garantire tutto questo alla popolazione con una forte azione di vigilanza e di pressione perché non vengano perse esperienze proficue a livello locale e sia sempre garantito un alto livello di assistenza. T

Tutto ciò rappresenta anche un ‘contrappeso democratico’ allo stato delle cose presenti. La stessa democrazia, infatti, non può essere una pratica ridotta alle sole procedure elettorali.

17. La città delle donne

Le politiche comunali devono essere orientate verso le pari opportunità tra uomini e donne. Decisioni politiche che appaiono neutre rispetto al genere possono avere un impatto diverso sulle donne e sugli uomini.

Va introdotto il Bilancio di Genere negli strumenti economici del Comune e devono essere adottati provvedimenti contro la pubblicità offensiva della dignità delle donne e contro l’abuso del corpo femminile in pubblicità.

E’ importante sottolineare che tutti i punti del nostro programma contengono proposte specifiche:

      Scuola

  • asili nido per tutti coloro che ne fanno richiesta
  • tempo pieno in tutte le scuole

     Lavoro

  • sportello per l’imprenditoria giovanile e femminile.
  • le donne che lavorano creano lavoro (baby sitter, aiuti domestici, nuovi asili nido…)

     Politiche sociali

  • dal momento che ad occuparsi degli anziani in famiglia è la donna, una buona politica che presta attenzione alle persone anziane va anche a favore delle donne.

     Sanità

  • consultori ostetrico-ginecologici, pediatrici e di sostegno psicologico.

    Sicurezza

  • una città è veramente sicura quando le ragazze e le donne possono viverla autonomamente di giorno e di notte (telecamere, mezzi pubblici notturni, illuminazione strade…).

18. L’accoglienza

A Firenze sono presenti numerose persone di origine straniera che hanno la residenza in città: i dati del 2018 raccontano di 59.992 su 380.000 abitanti, pari al 15.7% della popolazione residente, per lo più provenienti da Romania, Perù e Repubblica popolare Cinese. A queste si aggiungono gli stranieri presenti in città, ma privi di residenza, in molti casi anche se in possesso di permesso di soggiorno. Non parliamo più solo di migranti, ma di un pezzo importante di popolazione che partecipa attivamente alla vita economica e civile di Firenze, insieme ai quali costruire politiche di cittadinanza.

Le scuole sono frequentate ogni giorno da tantissimi ragazzi, figli di genitori originari di altri paesi e dobbiamo assicurare loro con attività di sostegno alla lingua e alla scolarizzazione, il pieno esercizio del diritto allo studio garantendo la parità di accesso.

Il tema dell’accoglienza e della costruzione di nuove cittadinanza è trasversale a tutto il programma, tuttavia occorre:

  • assicurare il pieno riconoscimento dei diritti e dei doveri dei cittadini immigrati;
  • creare Sportelli e servizi di sostegno giuridico e amministrativo per le pratiche utili alla permanenza sul territorio e all’accesso ai servizi;
  • garantire l’iscrizione anagrafica a tutti gli stranieri stabilmente presenti sul territorio, requisito necessario per il godimento di diritti fondamentali quali l’accesso al servizio sanitario regionale e ai servizi sociali;
  • lavorare in rete con i Comuni del territorio per favorire l’accesso ai servizi socio-assistenziali e all’accoglienza per le persone in emergenza abitativa;
  • collaborare con i centri di ascolto e con i consultori territoriali per la risoluzione di problematiche legate al disagio sociale e alla violenza;
  • offrire la giusta attenzione all’ambito scolastico, quale luogo straordinario per favorire l’integrazione culturale dei bambini stranieri e delle loro famiglie;
  • collaborare con i Centri di accoglienza gestiti dalla associazioni di volontariato che rispondono a situazioni di emergenza o di maggiore difficoltà e complessità;
  • farsi promotori con il Governo nazionale, attraverso ANCI, del sostegno e dello sviluppo della rete SPRAR quale modello unico e unitario centrato sull’accoglienza diffusa, il coinvolgimento attivo e volontario degli Enti Locali e dunque una partecipazione consapevole delle comunità ospitanti;
  • sostenere l’attività di mediazione linguistica e culturale nell’ambito dei servizi, attraverso le figure professionali specificatamente formate;
  • collaborare con la rete del terzo settore per la creazione di percorsi volti all’emersione della marginalità e alla presa in carico delle vulnerabilità pisco-fisiche.

18.1. La nuova schiavitù

C’è una nuova schiavitù che affligge la libertà personale attraverso la violenza e il ricatto, una schiavitù che ha poco a che fare con il razzismo ma molto con le esigenze delle nuove forme dell’economia.

Sono vittime di violazioni dei diritti umani le prostitute, i minori dediti all’accattonaggio, e soprattutto i lavoratori sfruttati dalle organizzazioni criminali e da i cattivi imprenditori.

Il nuovo schiavo è il clandestino, una figura che tutti conoscono ma la cui esistenza non è riconosciuta dalle nostre leggi, dalla stessa attività di polizia, dall’opinione pubblica, dai benpensanti e persino dal mondo degli intellettuali.

Il Comune dovrà mettere in campo tutti gli strumenti necessari per contrastare questi fenomeni di vero e proprio sfruttamento umano, dal caporalato allo sfruttamento della prostituzione, dall’accattonaggio dei bambini al lavoro minorile.

19. Sicurezza urbana

Molte zone della città vivono ormai cronicamente un rilevante problema di degrado e di sicurezza (molto spesso anche solo percepita), paradossalmente oggi ancor più all’interno del centro storico che nelle periferie, per molteplici motivi: la già citata e progressiva “desertificazione” dei residenti, l’incontrollato flusso turistico (con particolari conseguenze dovute a specifiche categorie di visitatori, come per esempio gli studenti stranieri), le difficoltà nell’integrazione delle numerose etnie che sono ormai una realtà proprio nel territorio compreso all’interno della cerchia delle mura.

Le problematiche di zone come via Palazzuolo, Fortezza Da Basso, Piazza Indipendenza, del parco della Cascine (il progetto “Grandi Cascine” rappresenta probabilmente il più grande fallimento della giunta Nardella) e in generale di molte vie e piazze del centro assediate da movida notturna incontrollabile, sosta selvaggia (con piazze storiche come Strozzi, SS.Annunziata o anche Madonna della Neve perpetuamente assediate dai veicoli in sosta dei giovani fiorentini che frequentano gli adiacenti locali), risse, problemi dovuti all’abuso di alcool e anche episodi di microcriminalità, meritano senza dubbio una risposta.

     Occorre pertanto:

  • valorizzare le esperienze che coinvolgono i cittadini, attraverso l’ascolto per prevenire ed intervenire in modo propositivo e attivo con proposte concrete per prevenire e prevedere problemi;
  • garantire una rete capillare di servizi di prevenzione in ogni quartiere attraverso operatori competenti (interventi educativi di strada, centri culturali, spazi per i giovani e interventi di supporto al successo scolastico e all’inserimento lavorativo per chi ne ha bisogno), riqualificando e rendendo più piacevoli gli spazi pubblici, senza allestire piazze-salotto, ma pensando alla semplicità, alla funzionalità e alla vivibilità. L’esperienza racconta che se si coinvolgono tutti i cittadini residenti, commercianti per rendere più vivibili piccoli spazi della città anche periferici con spazi verdi e di incontro, si aiuta la socialità e si facilita la conoscenza, l’interscambio e si previene la marginalità e la solitudine sociale.
  • lavorare sull’inclusione a tutti i livelli e in tutti i campi (istruzione, professionale, contrasto alle crescente xenofobia) dal momento che la criminalità è spesso figlia della marginalità sociale;
  • attuare in ogni modo politiche che favoriscano anche e soprattutto in centro la residenza (cfr. supra), la socializzazione e il passaggio degli abitanti, maggior deterrente “naturale” a fenomeni di degrado e/o piccola criminalità (si pensi alla problematiche sviluppatisi ai giardini della Fortezza in seguito alla loro esclusione da tutti i preesistenti passaggi pedonali e ciclabili a causa dei lavori della tramvia e alla trascuratezza/superficialità con cui questi sono stati poi ripristinati);
  • non esitare a perseguire in modo deciso il rispetto delle regole da parte di tutti (residenti, turisti, etc.) penalizzando fortemente comportamenti scorretti e attuando tutte quelle strategie che possano impedire il loro reiterarsi in modo efficace e duraturo (nonché evitando dispendio di mezzi e vigili): pilomat, telecamere di accesso, ma anche semplici paletti lungo tratti particolarmente “sensibili” di marciapiedi in modo da impedire ad esempio la sosta selvaggia.

20. Sportello unico dei giovani

Se il nostro già di per sé non è un paese per giovani, la nostra città si contraddistingue particolarmente per mancanza di spazi, luoghi di ritrovo ed occasioni di socializzazione, stretta com’è fra le problematiche legate a un turismo giovanile volto alla cultura dello sballo e ad un’immagine di “paese dei balocchi” dove ogni divertimento è possibile (“The beach is boring” è la scritta che campeggia sul fondo della piscina panoramica con vista sul Duomo sul tetto del nuovo Student Hotel) e quelle riguardanti per esempio i moltissimi studenti, impossibilitati ormai a trovare un alloggio, a spostarsi in bici e con i mezzi pubblici e vittime incolpevoli di una città che tende, invece che considerarli una risorsa, a ignorarli, rimuovendo costantemente il fatto di essere una delle più importanti sedi universitarie del paese.

      Intendiamo dunque:

  • attuare una politica che favorisca i luoghi di incontro ed i punti di aggregazione/ espressione sul territorio, pensando anche ai giovanissimi, con l’installazione, per esempio, di tavoli da ping pong fissi, la realizzazione di piste di skate-board e biciclette acrobatiche all’aperto, riqualificando al contempo spazi del territorio bisognosi di una funzione rivitalizzante (Cascine, per esempio nell’area dell’ex Meccanò, piazza Dalla Piccola..);
  • mettere finalmente in atto il progetto di spazi autorizzati per graffiti urbani;
  • stimolare e promuovere le passioni giovanili realizzando reti tra soggetti diversi; la musica, la scrittura , la street art, la poesia, la danza e il teatro, il web;
  • aprire luoghi per la produzione artistica e culturale ;
  • sviluppare gli spazi delle Murate come luoghi di produzione e non solo fruizione
  • ampliare le opportunità di residenze artistiche ;
  • spazio alla realizzazione di spettacoli e performance che rilancino la produzione artistica giovanile fiorentina nel panorama nazionale mettendo a disposizione di queste iniziative servizi come l’Informagiovani, che dovrà essere ripensato proprio verso queste funzioni;
  • realizzare percorsi formativi nel settore della comunicazione on-line, mediante attività di partecipazione giovanile, dedicando ulteriori risorse al Portalegiovani
  • favorire gli alloggi per gli studenti, sia attraverso apposite politiche pubbliche, sia mediante la regolamentazione degli affitti turistici;
  • potenziare e sviluppare le attività del Centro di Formazione Professionale di via Pisana; ampliare l’offerta formativa nel settore Ristorazione e Turismo e del settore Industria e Artigianato con l’offerta di corsi di Restauro accessibili a tutti, senza ricorrere all’offerta di agenzie e scuole private;
  • incrementare il trasporto su bici e tramite mezzi pubblici, anche nelle ore serali;
  • favorire uno sviluppo culturale che sappia valorizzare anche identità e spazi indipendenti e che non sia legata solamente alle vecchie logiche consociative;
  • valorizzare il servizio degli operatori di strada a favore delle fasce deboli, dedicando particolare attenzione alla prevenzione e alla lotta contro il bullismo.
  • ripensare ruoli e compiti dei centri giovani e dei centri polivalenti razionalizzando risorse e offerte, attraverso incontri partecipati con i giovani , le famiglie e i soggetti coinvolti;
  • sviluppare appieno le funzioni dei Centri polivalenti, monitorandone le attività e il loro impatto con il territorio, anche nell’ottica del rapporto costi – benefici
  • promuovere nei giovani una sessualità di relazione, responsabile e gratificante. La sessualità è una delle manifestazioni più intense e profonde della capacità di comunicare dell’uomo. Occorre lottare contro gli stereotipi emarginanti, la prevaricazione, l’omofobia. Garantire con risorse comunali l’educazione sessuale nelle scuole come materia curriculare in attesa di un’approvazione della legge nazionale. Nei consultori toscani adesso, grazie ad una battaglia della sinistra, trovano consulenza e strumenti di contraccezioni gratuiti: dobbiamo salvaguardare e implementare la rete dei consultori.
  • il bilancio partecipato favorisce la partecipazione alla vita sociale e il protagonismo giovanile. Proponiamo di dedicare un apposito capitolo di bilancio per a micro-progetti rivolti ai giovani da sviluppare e gestire insieme ai giovani stessi nei quartieri di Firenze.

21. Sport

Il benessere psicofisico delle persone deve essere l’obiettivo principale dell’amministrazione, un benessere che passa non solo dalla cura, ma dalla cultura, dai luoghi dove sviluppare  relazioni sociali, dalla pratica regolare dell’attività sportiva. 

Secondo il CONI “Lo sport è uno spazio aperto, in cui ognuno può sentirsi accolto, valorizzato, guidato nel suo percorso di sviluppo, educazione e salute”. Lo sport è “un veicolo di inclusione, partecipazione e aggregazione sociale nonché uno strumento di benessere psicofisico e di prevenzione”. Investire nello sport ha ricadute significative anche nella prevenzione delle malattie.

La cultura dello sport crea  possibilità di promozione sociale, di educazione alla legalità, di competizione civile e regolata. Ma in un’epoca in cui lo sport è onnipresente a livello mediatico, non è così diffusa tra le persone la pratica attiva.

E’ quindi necessario che il Comune garantisca la diffusione della pratica sportiva per tutti, attivando e consolidando partnership con le organizzazioni che garantiscono la sostenibilità economica delle iniziative di carattere sociale.

     Proponiamo 

  • ristrutturare e consolidare gli impianti sportivi
  • installare impianti a risparmio energetico
  • dotare le piscine e tutti gli impianti sportivi di impianti di depurazione acqua e riciclo delle acque piovane ·
  • prevedere spazi e attrezzature per utilizzo motorio spontaneo e differenziato in occasione della ristrutturazione di giardini o parchi pubblici anche per favorire l’influenza e la conoscenza tra singoli.
  • recuperare i locali utilizzabili come centri di aggregazione prevedendo spazi dedicati allo sport per tutti
  • aprire uno sportello di indirizzo per le attività sportive nei luoghi gestiti dai quartieri
  • creare in tutti i quartieri dei progetti a sostegno dell’attività motoria attiva e/o passiva per disabili.
  • agevolare l’attività motoria nella scuola  primaria con personale laureato in scienze motorie
  • rivedere le modalità di gestione degli impianti
  • ripensare e rivedere il progetto di S.Bartolo a Cintoia, dove da 30 anni gli abitanti chiedono la realizzazione di una piscina di quartiere.
  •  

22. Cultura

In un paese in cui l’ignoranza è diventata un valore, è necessario investire e tornare ad avere la Cultura al centro della progettazione politica. Una cultura capace di dare profondità ed articolazione ad una visione complessiva della città, una visione che non si fermi alla mera competizione elettorale, ma disegni un futuro dove le persone e il loro benessere siano al centro, un benessere che vada oltre la pura sopravvivenza materiale.

Il ‘patrimonio’, pervenutoci gratuitamente, rappresenta l’identità su cui vanno formate le generazioni nuove, al fine di garantire loro una consapevole partecipazione e, per conseguenza, assicurare la conservazione (cioè il futuro) del ‘patrimonio’ stesso. Che quel ‘patrimonio’ porti anche frutti economici cospicui è un effetto della sua gestione, che dev’essere però corretta e intelligente. Mai si dovrà pensare al ‘patrimonio’ come fosse soltanto una fonte di gettito, giacché in questo concetto alligna la convinzione dello sfruttamento; ch’è ben altra cosa dalla ‘valorizzazione’.

La Cultura come bene primario che dia alle persone strumenti di autodeterminazione e di lettura della realtà e come tale non può essere gestita con la logica delle lobby.

Firenze non può essere solo un museo a cielo aperto, ma un luogo di produzione diffusa della cultura, un luogo che diventi attrattivo per tutti quelli che la cultura la fanno in ogni angolo del mondo, non solo monumenti ma cultura viva.

Negli ultimi anni, anche e soprattutto nella nostra città, si è coltivata un’idea di cultura “nazionalpopolare” caratterizzata dalla valorizzazione degli aspetti più localistici, folclorici e tradizionali; una visione del genere finisce paradossalmente col tradire la lezione più alta che lo stesso Rinascimento ci ha lasciato: siamo infatti fermamente convinti che la Cultura sia prima di tutto innovazione, capacità di aprirsi, guardare oltre e lontano, rompendo gli schemi precostituiti per costruire qualcosa di completamente nuovo; Firenze non può permettersi di chiudersi in una visione asfittica e chiusa che è la negazione stessa dello spirito che l’ha resa grande, né può pensare che l’innovazione culturale possa corrispondere alla vuota “provocazione” di comunque affermati artisti contemporanei.

La cultura non è finalizzata semplicemente al guadagno, alla svendita del patrimonio e al suo sfruttamento economico: è necessario individuare programmi di riqualificazione e tutela dei beni culturali con progetti lungimiranti, sostenibili e rispettosi del patrimonio.

Il lavoro dei professionisti della cultura deve essere valorizzato e tutelato e non relegato a passatempo ipocritamente compensato in visibilità o, peggio ancora, sostituito con il volontariato della cultura.

Firenze deve essere “il Luogo” dove ci siano le condizioni per realizzare progetti e proiettarli in una dimensione più ampia di quella cittadina: l’incontro con la dimensione nazionale ed europea facilita e sostiene lo sviluppo di creativi, artisti di strada, associazioni culturali e talenti “underground”, giovani, finora penalizzati da una politica che non si è mai preoccupata di offrire spazi adeguati. Nuovi luoghi di cultura in tutta la città.

Gli spazi vuoti però non servono, proponiamo quindi di:

  • concentrare gli investimenti per realizzare infrastrutture (service audio e luci, palchi) e servizi (uffici stampa, permessi,..) che diano agli artisti la possibilità di concentrarsi sulla qualità;
  • rendere più semplice l’iter di presentazione dei progetti: un iter complesso non è sinonimo di trasparenza;
  • gli spazi potranno essere utilizzati dagli artisti per il tempo necessario alla realizzazione del progetto (sul modello delle resistenze artistiche); i compensi deriveranno dagli introiti degli eventi che in questo modo saranno al netto delle spese e della percentuale pattuita col Comune, rendendo, così, più semplice l’integrazione con soggetti privati che sostengano gli artisti nelle loro produzioni;
  • le proposte culturali per i turisti e per i residenti devono essere ripensate in chiave di mobilità sostenibile, coordinandole con offerte promozionali in collaborazione con le aziende di trasporto pubblico: i pullman a due piani nelle vie strette del centro non sono compatibili con il traffico cittadino.

23. Turismo

Vogliamo un turismo sostenibile, rivolto a valorizzare spazi meno noti e decongestionare i luoghi eccessivamente affollati. Il centro storico fiorentino oggi è inteso solo come un limone da spremere per dare un succo che presto si esaurirà. Firenze non è questo, la nostra storia non è una spremuta fresca da bere l’estate.

La nostra storia ha un valore universale che può insegnare molto, a noi come tutte le persone del mondo che vogliono e vorranno venire, ma deve essere chiaro che ciò che si sta visitando non è un parco divertimenti per tutte le età e tutte le tasche. Questo concetto deve essere chiaro prima di tutto a noi e quindi alla politica.

Deve essere chiaro che se ai fiorentini non piace la Firenze Disneyland del Rinascimento, tanta è la colpa della politica che non ha voluto governare questa nuova economia i cui ricavi sono lasciati nelle mani di pochi, ma i cui danni sono subiti da molti.

Deve essere chiaro che non si possono legittimare i cambi di destinazione d’uso dei fondi, perché tutto è economia, trasformando tutto in pizzerie o birrerie.

Deve essere chiaro che le vetrine devono mantenere un certo decoro che tutti devono rispettare; che i musei sono luoghi di cultura e non luoghi di commercio.

Deve essere noto al mondo che Firenze non è solo “la Venere” e il “il David” sulle calamite da attaccare al frigo una volta tornati a casa, ma che la città ha un vasto territorio e un enorme patrimonio artistico e monumentale e che non alcun senso affollarsi nell’asse tra il Duomo e il Ponte Vecchio.

24. Immagine della Città

In questi anni abbiamo promosso all’estero un’immagine stereotipata di Firenze e dei fiorentini. Il visitatore solitamente arriva a Firenze con un’idea e un programma già definito. Per questo è necessario lavorare sull’immagine della città all’estero attraverso le relazioni internazionali e le nostre ambasciate affinché, con il tempo, si abbia consapevolezza che la nostra cultura è profonda, molto articolata, e che, di conseguenza, l’offerta museale è molto ampia e non si riduce a pochi musei.

Noi cambieremo l’immagine della città, anche attraverso le modifiche al Piano del Commercio, al Regolamento Urbanistico, al Piano del Decoro, con il decentramento degli alloggi per turismo e imponendo un tetto massimo agli appartamenti da affittare alle grandi società.

     E’ pertanto necessario:   

  • attuare una politica di sostegno a negozi storici, esercizi commerciali “di vicinato”, botteghe di artigiani, cinema e teatri nel centro storico e bloccare, in modo cogente, la concessione di nuove licenze per esempio di somministrazione di alimenti all’interno della cerchia di mura;
  • regolamentare il fenomeno degli affitti turistici (particolarmente amplificato da portali quali Airbnb, Booking, etc..), intervenendo sulla tassa di soggiorno a livello nazionale (in modo da incentivare una maggiore distribuzione degli alloggi sul territorio cittadino), distribuire la ricchezza derivata dal turismo in modo più ampio e diffuso possibile, tutelare la residenza in centro e gli affitti a lungo periodo e arginare il meccanismo della rendita indiscriminata ad opera di grandi società;
  • Favorire un turismo “culturale” di maggiore durata, scoraggiando al contempo quello “mordi e fuggi” (come per esempio quello in giornata delle “crociere” che attraccano a Livorno).

25. Laicità

Riteniamo che la laicità sia una delle pietre angolari su cui poggia qualsiasi società che voglia veramente dirsi civile e che sul tema dei diritti non siano ammissibili esitazioni, distinguo o compromessi, soprattutto in un’epoca di aperta involuzione come quella che sta purtroppo vivendo il nostro paese. Su questo tema, oltre gli indegni tentennamenti e le ambiguità del sindaco Nardella per non dare il patrocinio o inviare il gonfalone della città al Toscana Pride degli ultime tre anni, c’è ancora molto da fare:

  • non tutti i Quartieri dispongono di uno luogo per celebrare cerimonie funebri laiche ed è dunque prioritario individuare spazi dignitosi e funzionali per questo delicato quanto fondamentale diritto in tutte le aree della città, così come fatto ai Quartieri 1, 4 e 5;
  • continuiamo a trovare vergognoso che ancora oggi la nostra città non abbia saputo trovare una vera soluzione nel territorio comunale per i tanti fedeli islamici ormai da troppo tempo costretti ed esercitare il proprio culto in una situazione degradante per loro e per la zona in cui si trova e pensiamo che si debba al più presto dotare Firenze di una vera moschea.

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